chi vive su venere?

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Re: chi vive su venere?

Messaggio Da Arconte Segugio il Gio 26 Gen - 10:54:24

C'è il sito di Bibiana Bryson: LINK

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Re: chi vive su venere?

Messaggio Da Alaudae il Gio 26 Gen - 11:08:41

Arconte Segugio ha scritto:C'è il sito di Bibiana Bryson: LINK


sì ma si parla del cappuccio delle telecamere e nei titoli a destra si trovano articoli su anomalie di Marte e della Luna ma non mi sembra si parli di Venere e d'altra parte, se le immagini di costruzioni megalitiche su Venere, tali da far impallidire la Grande Muraglia Cinese, sono state accuratamente cancellate dal web, non capisco come potrebbero essere sopravvissute in quel sito di lingua spagnola. vorrei tranto essere smentito...

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Re: chi vive su venere?

Messaggio Da Arconte Segugio il Ven 27 Gen - 8:53:28

Eh Ala hai ragione tu. Cmq aspettiamo la smentita

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Venere - Enigmi megalitici

Messaggio Da Alaudae il Lun 30 Gen - 21:54:55



Questa è la storia di uno dei più misteriosi pianeti del nostro sistema solare, Venere. L’umanità lo conosce da sempre: in primis i Greci utilizzarono due nomi per riferirsi al nostro gemello, lo chiamavano ἕσπερος (èsperos) e σόσϕορος (sòsforos), i Romani ripresero la tradizione e lo ribattezzarono vespro e lucifero, in Ebraico era detto Ayeleth-ha-Shakhar (il cervo del mattino), e infine per i Maya fu una fonte di ispirazione per i loro famosissimi calendari.

La nostra storia, però, inizia nel 1990 quando la sonda Magellano riesce ad avvicinarsi di molto al pianeta, quel tanto che basta per riuscire a scattare delle foto; ebbene ora proprio quelle foto che sono tuttora disponibili sul NASA photojournal rischiano di cambiare i punti di riferimento della scienza ufficiale, ormai troppo corrotta, generando inquietanti ipotesi dall’osservazione della superficie stessa.

Dopo il 1990, durante il progetto Apollo-sojuts, altre sonde, quali la Venera 13 e 14, compiono il fatidico passo atterrando sul pianeta. Anche in quelle occasioni sono state scattate delle foto, e da qual momento in poi cominciarono ad affermarsi le prime teorie di ricerca di antiche forme di vita venusiane.

Tutt’oggi molti ricercatori indipendenti, tra cui l’Italiano Matteo Agosti, affermano che dall’ingrandimento delle foto e con aggiustamento del contrasto dell’immagine si possono intravedere, e in alcuni casi distinguere nel dettaglio, edifici e costruzioni artificiale adagiati sulla superficie di Venere.

Già in precedenza abbiamo accennato di costruzioni aliene sulla Luna, ora però il discorso si può ampliare ad altri corpi celesti. Su YouTube potrete visualizzare alcuni video di Zablafter, alias Matteo Agosti, nel quale si mostrano le insolite “formazioni”. In questo blog ne sono riproposte alcune.

ATTENZIONE: Alcune tra le immagini proposte da Agosti potrebbero essere abbastanza discutibili, alcune volte potrebbe risultare difficile distinguere gli “edifici” e quelle che lui chiama “teste titaniche”. Ad ogni modo, gli utenti tutti sono pregati di non copiare o diffondere il materiale qui riportato senza il consenso dell’autore (in tal caso il sottoscritto).

Lavinia Planitia:
E’ una regione vulcanica con crateri dalla forma piuttosto curiosa. Se ne trovano tre principali nella foto della NASA. Ingrandendo una sezione destra di una collina che circonda la fossa più grande, si può notare quello che sembra in tutto e per tutto un castello stile medioevo inca-maya.



Poco più sotto, sulla collina adiacente, si possono osservare delle anomalie che non sono spiegabili con il semplice difetto del pixel, poiché la zona circostante appare nitida e non sfocata come è solito nei difetti di immagine. Le anomalie, secondo Agosti, sarebbero delle case arroccate sul versante montuoso.



Verso l’interno si possono vedere strani fori nel terreno che sembrano delle gallerie e teste giganti che affiorano da esse.




Alpha regio: All’orizzonte della regione sono distinguibili strutture molto particolari che di sicuro non possono essere delle semplici montagne, tant’è che alcune di quelle torri hanno anche dei fori.




Vi sono inoltre complesse strutture di origine artificiale che ricorderebbero molto da vicino delle torri di lancio adatte a viaggi interstellari.



Per concludere le due immagini sottostanti provengono da uno spaccato di Venera 13. Da un ingrandimento si intravedono degli oggetti di non chiara origine e al di sotto dei quali si possono scorgere piccole teste di larve venusiane.




Sapete come sono i venusiani quando crescono? Basta guardare la foto qui sotto:



Questi sono solo alcune delle analisi di Matteo Agosti.

N.B. Se qualcuno pensa di aver visto delle immagini manipolate o falsificate, può sempre controllare sul NASA photojournal e scaricare i files di Venere delle regioni nominate nel post e così potrà chiarirsi le idee.
link

che io sappia non esiste più traccia di Zablafter, neanche e soprattutto su Youtube, quindi questa è l'unica possibilità di vedere queste immagini. faccio inoltre notare che altre e più interessanti ne mancano. per quanto riguarda la NASA photojournal lascerei la patata bollente a Marius, più pratico di me del sito americano.

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Re: chi vive su venere?

Messaggio Da Arconte Segugio il Mar 31 Gen - 7:15:50

Visto Ala, ne ero sicuro che qualcosa spuntava fuori!

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Venere con il freno tirato

Messaggio Da Alaudae il Mer 8 Feb - 10:48:18



Sul pianeta considerato il 'gemello bollente della Terra' il giorno sembra si sia allungato di ben 6 minuti e mezzo in poco più di 20 anni. E' questo il sorprendete risultato di un lavoro condotto da un team internazionale di scienziati confrontando i dati raccolti dalla sonda Magellan con quelli dello spettrometro italiano VIRTIS a bordo della sonda Venus Express dell'ESA.

di Marco Galliani

Su Venere i giorni scorrono davvero molto lenti. Una rotazione completa del pianeta intorno al proprio asse viene infatti completata in 243 giorni terrestri, record assoluto tra gli altri corpi celesti del Sistema solare. Sembrerebbe però che questo primato si stia ulteriormente consolidando: almeno negli ultimi 20 anni infatti la velocità di rotazione del pianeta è diminuita, facendo allungare la durata del giorno di 6 minuti e mezzo. A confermarlo è lo studio condotto da un team di scienziati guidati da Nils Mueller del DLR Institute of Planetary Research e pubblicato nel numero speciale di febbraio della rivista Icarus interamente dedicata alle più recenti ricerche su Venere.

I ricercatori hanno confrontato i dati presi tra il 1990 ed il 1994 dalla sonda Magellan della NASA con quelli raccolti dalla missione Venus Express dell’ESA che dal 2006 è in orbita attorno a Venere. Dopo una attenta revisione delle riprese radar di Magellan grazie alla quale sono stati individuati alcuni punti di riferimento sulla superficie di Venere, Muller e colleghi sono andati alla ricerca delle stesse strutture utilizzando le recenti osservazioni del pianeta nell’infrarosso ottenute dallo strumento VIRTIS, lo spettrometro ad immagini in gran parte ideato, progettato e realizzato in Italia da ricercatori dell’INAF e dalla Società Galileo Avionica del Gruppo Finmeccanica per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Grazie alla precisione delle immagini fornite da VIRTIS che è riuscito a penetrare la fitta coltre di nubi e densa atmosfera, oltre 20 anni dopo, sono state ritrovate le stesse strutture sulla superficie del pianeta. Ma, con grande sorpresa degli scienziati, non nei punti dove si aspettavano di scorgerle, bensì distanti fino a 20 chilometri dal punto dove si aspettavano di ritrovarle sulla base di quello che è il valore della velocità di rotazione di Venere attualmente accettato dallo IAU (International Astronomical Union), l’organismo internazionale di riferimento. Sembrerebbe dunque che nel periodo di tempo relativamente breve tra le ‘visite’ di Magellan e di Venus Express, il pianeta abbia visto crescere la durata del suo giorno, che è stata quantificata in ben 6 minuti e mezzo in più.

“Ci troviamo di fronte a due misure indipendenti e differenti della velocità di rotazione di Venere” commenta Giuseppe Piccioni, dell’INAF-IAPS di Roma, Principal Investigator di VIRTIS. “Qual’è quella giusta ? In realtà entrambe. Il fatto è che fotografano il pianeta in due momenti differenti. Possiamo dire che la rotazione della parte solida di Venere è cambiata ma non possiamo affermare ancora con certezza quale ne sia la causa e se sia di lungo termine. Modelli matematici recenti ci danno una certa confidenza sul fatto che l’ attrito della densa atmosfera con la superficie può dar luogo ad effetti non trascurabili sulla rotazione”.

L’indiziato numero uno quale responsabile di questo inatteso fenomeno è quindi la densa atmosfera venusiana, 90 volte più massiccia di quella della Terra. Moti ondulatori che si propagano sulla superficie del pianeta da questa enorme massa di gas – in gran parte composta di anidride carbonica e acido solforico, con venti che spirano continuamente con velocità anche superiori ai 400 chilometri orari – potrebbe creare degli effetti di attrito in grado di rallentare la rotazione del pianeta, proprio come osservato. Un fenomeno simile accade anche sulla Terra, ma l’entità in paragone è trascurabile ed inoltre mostra oscillazioni di tipo stagionale, legate dal cambiamento della circolazione dei venti su scala globale nel corso dell’anno.

“Questo risultato ed i molti altri che abbiamo ottenuto con questo fantastico strumento scientifico quale è VIRTIS sarebbero stati persino impensabili prima del lancio della missione Venus Express” prosegue Piccioni. “Nessuno avrebbe mai rischiato di promettere degli obiettivi scientifici così spinti nella proposta dello strumento. Invece, oltre ad avere confermato i tanti importanti obiettivi che ci eravamo proposti, siamo riusciti ad andare ben oltre le più rosee aspettative. Ormai quasi non ci sorprendiamo più di niente. Risultati come questo e come i molti altri che sono stati pubblicati recentemente su un numero speciale del giornale Icarus, sono stati possibili grazie ad un’analisi attenta ed importante dei dettagli, grazie alle prestazioni dello strumento ma anche e soprattutto alle persone che ci lavorano. E’ vero che gli scienziati ed i tecnici non possono lavorare senza strumenti ma è ancor più vero che gli strumenti non possono lavorare senza quelle persone che, molto spesso, non hanno neanche la giusta visibilità e riconoscimento”.

Immagine: Mappa di altimetria dal radar della sonda Magellan (in basso) e quella ricavata da VIRTIS nell’infrarosso (in alto). Le parti più chiare sono più alte rispetto a quelle più scure. La corrispondenza dei dettagli, essenzialmente crateri, tra le due viste è quasi identica a parte una piccola significativa differenza che può essere spiegata da una errata valutazione della velocità di rotazione. I dettagli della mappa di VIRTIS sono leggermente spostate in senso orario rispetto a quelle di Magellan. Sebbene non utilizzate per il calcolo della rotazione, la mappa di VIRTIS fornisce informazioni anche di ampie zone che Magellan non è riuscito a coprire (vedi le strisce e le zone bianche). (Crediti: ESA/VIRTIS-Venus Express/INAF-IAPS/Obs. de Paris-Lesia/DLR N. Mueller)


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