buchi neri e galassie

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Pianeti ridotti in polvere dai Buchi Neri

Messaggio Da Alaudae il Mar 8 Nov - 18:17:34



La ciambella di polvere che oscura circa la metà dei buchi neri supermassicci potrebbe essere il risultato di incidenti ad alta velocità con pianeti e asteroidi, secondo quanto sostiene una nuova teoria di un team internazionale di astronomi.

I buchi neri supermassicci risiedono nelle zone centrali della maggior parte delle galassie. Le osservazioni indicano che circa il 50% di essi sono nascosti alla vista da nubi di polvere misteriosa, la cui origine non è completamente nota. La nuova teoria si ispira al nostro Sistema Solare, dove è nota la cosiddetta polvere zodiacale provenire da collisioni tra corpi solidi, come asteroidi e comete. Gli scienziati propongono che le regioni centrali delle galassie contengono non solo i buchi neri e le stelle, ma anche i pianeti e gli asteroidi.

Le collisioni tra questi oggetti rocciosi si sarebbero verificate con velocità fino a 1000 km al secondo, generando una continua frantumazione e frammentazione degli oggetti, che sarebbero poi finiti per diventare polvere microscopica.

Il Dr. Nayakshin sottolinea che questo duro ambiente (collisioni frequenti e radiazioni, renderebbe i pianeti in orbita attorno ai buchi neri supermassicci, sterili per la vita, ancora prima di essere distrutti. "Peccato per la vita su questi pianeti" dice, "ma d'altra parte la polvere creata in questo modo blocca gran parte delle radiazioni nocive che possano raggiungere il resto della galassia ospite. Questo, a sua volta può rendere più facile alla vita prosperare altrove nel resto della regione centrale della galassia".

Egli ritiene inoltre che la comprensione dell'origine della polvere nei pressi dei buchi neri è importante per i nostri modelli per conprendere come questi mostri crescono e come esattamente influenzano le loro galassie ospiti.
"Abbiamo il sospetto che il buco nero nella nostra Galassia, la Via Lattea, ha espulso la maggior parte del gas che altrimenti si sarebbe trasformano in altre stelle e pianeti", prosegue, "Comprendere l'origine delle polveri nelle regioni interne delle galassie sarebbe portarci un passo più vicini a risolvere il mistero dei buchi neri supermassicci".

Traduzione a cura di Arthur McPaul

Fonte:
http://www.sciencedaily.com/releases/2011/10/111028082003.htm
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Pronti ai fuochi d’artificio nella Via Lattea?

Messaggio Da Alaudae il Ven 16 Dic - 17:11:49



Una nube di gas punta dritta verso il buco nero che si trova al centro della nostra galassia. Cosa ci si può aspettare?

di Laura Berardi

Se è vero che al centro di ogni galassia c’è un buco nero, e che anche la nostra non fa eccezione, è anche vero che la sorgente Sagittarius A* – oggetto supermassivo nel bel mezzo della Via Lattea – non ha mai dato agli astrofisici particolari soddisfazioni. Le emissioni di radiazione elettromagnetica dell’oggetto sono sempre state poche e di breve durata. Tuttavia, tutto questo potrebbe presto cambiare. Secondo uno studio pubblicato su Nature , infatti, una nube di materia si sta velocemente avvicinando al buco nero: l’interazione tra i due corpi celesti dovrebbe regalare agli scienziati uno spettacolo senza precedenti che potrebbe finalmente svelare molti dei segreti di questi misteriosi oggetti da cui nulla, nemmeno la luce, può scappare.

Gli strumenti del Max Planck Institute in Germania e dell’ università della California di Berkeley – da cui provengono i team che hanno condotto lo studio – sono puntati verso il buco nero della nostra galassia ormai da un decennio. Ma in tutto il periodo di osservazione le emissioni di Sagittarius A*, seppure rilevabili, sono state eccezionalmente basse, poco intense e dalla durata di qualche minuto o al massimo di poche ore ogni volta. “ Il nostro è un buco nero estremamente buio”, scrivono i fisici nello studio, con un velo di ironia. Una bassa quantità di emissioni è infatti qualcosa di strano per un buco nero molto grande, come quello che si trova al centro della nostra galassia.

Quando si avvicina all’ orizzonte degli eventi di uno di questi corpi celesti (ovvero al punto superato il quale qualsiasi particella è costretta dalla gravità a cadere verso il nucleo centrale) la materia si riscalda, emettendo grandi quantità di energia elettromagnetica. E gli astrofisici riconoscono la presenza di un oggetto supermassivo al centro di un sistema stellare, controllando proprio le emissioni di radiazione, a partire da quelle radio arrivando fino ai raggi gamma. Ed è questo che sono pronti ad osservare gli astrofisici nei prossimi anni, puntando i telescopi verso il centro della Via Lattea. I ricercatori tuttavia non sanno esattamente cosa aspettarsi. L’oggetto che si sta avvicinando al buco nero è grande quanto il Sistema solare ma la materia in esso contenuta ha una massa solo di circa tre volte quella della Terra; la temperatura media è piuttosto bassa (circa 550K, ovvero meno di 280°C), ma la luminosità è circa cinque volte quella del Sole. Un oggetto particolare, il cui comportamento gli scienziati non sanno prevedere.

A seconda delle forze gravitazionali che entreranno in gioco, dunque, gli astrofisici prevedono diversi scenari. La nube potrebbe rimanere compatta, seppur schiacciata lungo l’orbita che la porterà ad avvicinarsi al buco nero, e in questo caso potrebbe verificarsi un unico lampo di raggi X. Oppure, se le forze in gioco non sono abbastanza forti da tenere insieme tutta la materia, il gas potrebbe dividersi in nubi più piccole, in questo caso le emissioni sarebbero del tutto variabili, a seconda della grandezza dei “frammenti” di nube. Oppure, ancora, se le porzioni di nube si disporranno in un certo modo lungo il disco di accrescimento (l’anello di materia che si forma intorno alla sorgente del campo gravitazionale), potrebbe non succedere nulla per lungo tempo per poi verificarsi un enorme brillamento tra qualche anno, formando uno dei jet relativistici di cui si sa così poco.

In ogni caso, i ricercatori sono convinti di scoprire ben presto quale sia lo spettacolo reale che verrà registrato dai loro strumenti. “ La velocità intrinseca della nube è più che triplicata negli ultimi otto anni, e dal 2008 al 2011 abbiamo visto che sta aumentando ancora di più lungo la linea orbitale. Pian piano il gas sta cambiando forma: prima era sferico, ma ora si sta comprimendo sempre di più, schiacciandosi ed allungandosi”, spiegano nello studio. Come una specie di proiettile, insomma, che punta direttamente a Sagittarius A*. E che, secondo gli scienziati, raggiungerà il bersaglio entro la metà del 2013.

Immagine: Credit - NASA/CXC/MIT/F.K.Baganoff et al.
http://daily.wired.it/news/scienza/2011/12/15/nube-gas-verso-buco-nero-sagittarius-a-via-lattea-16803.html#content
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Re: buchi neri e galassie

Messaggio Da Christian il Ven 16 Dic - 19:18:17

E se il buco nero non assorbe? Anzi... Mi aspetterei che si godono lo spettacolo a mo di sciacquone XD vedi la materia che inizia a fare il mulinello per poi sparire nel buco XD naturalmente il tutto seguito da un gorgoglio U.U

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Presto le prime immagini dei buchi neri

Messaggio Da Alaudae il Gio 19 Gen - 23:00:32



Un ambizioso progetto coordinerà le osservazioni di alcune decine di radiotelescopi in tutto il mondo per ottenere le prime dettagliate riprese dei profili di questi enigmatici corpi celesti. Giroletti: "Grande interesse tra gli astrofisici, sia per la rilevanza del progetto che per la sua natura internazionale".

di Marco Galliani

“Nessuno ha mai ottenuto un’immagine di un buco nero. Noi stiamo per farlo”. La promessa di Dimitrios Psaltis, professore associato di astrofisica alla University of Arizona, è di quelle che lasciano il segno. I buchi neri infatti non sono proprio il migliore soggetto astronomico da immortalare, anzi. Il loro campo di attrazione gravitazionale così intenso cattura tutto quello che si trova nelle loro vicinanze: polvere, gas, persino la luce. Dunque quella di fotografare un buco nero sembrerebbe un’impresa, o meglio una scommessa, persa in partenza. Ma Psaltis e altri ricercatori che insieme a lui fanno parte del progetto Event Horizon Telescope sono davvero convinti che riusciranno a raggiungere questo risultato. Così hanno organizzato una conferenza che si apre oggi a Tucson per presentare il loro piano d’azione alla comunità scientifica internazionale.

Primo obiettivo nella lista dei buchi neri da riprendere sarà quello, di massa almeno pari a quattro milioni di volte quella del Sole, che alberga nel cuore della Via Lattea, la nostra galassia, e del quale finora conosciamo la sua presenza solo da indizi indiretti. Per riuscire nell’impresa, verranno combinate le osservazioni di una cinquantina di radiotelescopi sparsi sulla Terra, così da ottenere riprese equivalenti a quelle che si otterrebbero avendo a disposizione un unico grande strumento dal diametro pari a quello del nostro pianeta: oltre 12.000 chilometri. Tra questi strumenti ci saranno antenne collocate negli Stati Uniti, in Europa, in Giappone e a cui presto si aggiungerà ALMA, l’Atacama Large Millimeter Array dell’ESO che, sulle Ande cilene, sta per iniziare la sua piena fase operativa. Secondo gli scienziati, questo complesso e articolato lavoro di squadra permetterà di ottenere delle riprese molto dettagliate del buco nero. Non riuscendo ovviamente a ‘vedere’ la sua regione centrale, ma spingendosi fino alla sua immediata periferia, a partire da quella zona di demarcazione nota come l’orizzonte degli eventi, all’interno della quale ogni cosa, materia o radiazione, non può più sfuggire al buco nero. Le riprese sarebbero sufficientemente dettagliate da mostrare il profilo del buco nero. Certo non così spettacolari come quelle a cui ormai ci hanno abituato i più grandi telescopi sulla Terra e nello spazio – Hubble su tutti – ma attese con grande ansia dagli astrofisici, che grazie ad esse potrebbero compiere importanti passi avanti nella comprensione di questi oggetti celesti così estremi e addirittura testare alcune delle predizioni della Teoria della Relatività Generale di Einstein.

“L’idea su cui stanno lavorando gli astronomi è quella di osservare l’ombra del buco nero, il profilo che esso forma rispetto alla materia circostante prima che questa venga irrimediabilmente attratta dalla sua influenza” commenta Marcello Giroletti, dell’INAF-IRA di Bologna. “Nella rete di radiotelescopi ad alta frequenza che verranno utilizzati ci sarà ALMA, appena entrato in funzione nell’altopiano di Atacama in Cile, a cui partecipa anche INAF. Proprio l’entrata in funzione di ALMA è fra gli eventi che hanno dato il via a questo progetto che permetterà di visualizzare la materia prima che scompaia, fagocitata per sempre dal buco nero. C’è grande interesse intorno alla conferenza di presentazione del progetto che ha inizio oggi, non solo dal punto di vista scientifico ma anche per la natura internazionale dello strumento che verrà utilizzato. Tra i partecipanti c’è anche il Prof. Gabriele Giovannini, associato INAF”.
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Scoperte Galassie che non obbediscono alle leggi di gravità.

Messaggio Da Alaudae il Gio 19 Gen - 23:14:06

lo dimostrerebbe uno studio italiano coordinato dall'Istituto Nazionale di astrofisica pubblicato sull'Astrophysical Journal: si spiegherebbero però senza ricorrere all'ipotesi della materia oscura



Non tutte le galassie obbediscono alla legge di gravita'. Lo dimostra una ricerca italiana secondo la quale nelle galassie ellittiche i movimenti delle stelle seguono regole diverse da quelle stabilite dalla gravita' formulata da Isaac Newton.

Appena accettato dall'Astrophysical Journal, lo studio e' stato pubblicato online sulla rivista ArXiv da un gruppo di ricerca dell'osservatorio di Capodimonte dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e delle universita' di Napoli, della California a Santa Cruz e di Zurigo.

Nel caso delle tre galassie "disobbedienti" analizzate nella ricerca, il movimento puo' essere spiegato senza ricorrere all'ipotesi della materia oscura, la materia invisibile che occupa il 25% dell'universo.

In galassie di questo tipo il movimento delle stelle puo' essere spiegato sulla base delle teorie chiamate "f(R)", che prevedono un'estensione della teoria della Relativita' generale di Albert Einstein.

"Dal un punto di vista dei modelli dinamici delle galassie, abbiamo potuto verificare che la distribuzione dei moti delle stelle nelle galassie ellittiche puo' essere riprodotta con estrema accuratezza dalle teorie f(R)", osserva il primo autore dell'articolo, Nicola Napolitano, dell'osservatorio di Capodimonte dell'Inaf.

Le tre galassie osservate erano state studiate in precedenza alla luce della tradizionale legge di gravita'. "Allo stato attuale - osserva Napolitano - non e' possibile escludere nessuna delle due Teorie, ma e' interessante vedere che ci possono essere spiegazioni alternative al paradigma della materia oscura".

fonte ANSA
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Scoperta una compagna oscura della Via Lattea

Messaggio Da Alaudae il Gio 19 Gen - 23:23:33

Lo studio pubblicato su 'Nature' è coordinato da una astrofisica italiana e spiega come è stato possibile identificare la galassia nana, satellite della via lattea composta quasi esclusivamente di materia oscura.



La Via Lattea ha una compagna oscura: una piccola galassia nella quale domina la materia misteriosa e invisibile, che come è noto occupa secondo le più attuali stime, il 25% del cosmo. Annunciato su Nature, il risultato si deve a un gruppo di ricerca coordinato dall'astrofisica italiana Simona Vegetti, che lavora negli Stati Uniti, presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit). Situata a circa 10 miliardi di anni luce dalla Terra, e' una galassia nana e satellite di un'altra. "Per diversi motivi - spiega Simona Vegetti - questa galassia non e' riuscita a formare molte stelle, e quindi e' rimasta oscura".

I ricercatori sono riusciti a individuarla grazie alla tecnica della lente gravitazionale, ossia sfruttando il fenomeno che si verifica quando la luce di una stella lontana viene deviata e focalizzata dal campo gravitazionale della stella piu' vicina, trasformandosi in una vera e propria lente che ingrandisce gli oggetti in secondo piano.

Si ritiene che galassie come la Via Lattea si formino nel corso di miliardi di anni attraverso l'unione di molte galassie piu' piccole. Per questa ragione si pensa che dovrebbero esserci molte galassie nane intorno alla Via Lattea, ma finora sono state osservate soltanto poche galassie di questo tipo. I modelli suggeriscono che la Via Lattea dovrebbe avere circa 10.000 galassie satelliti, delle quali finora ne sono state osservate appena 30.

fonte ANSA

Questo fa ipotizzare che molte di esse o abbiano pochissime stelle, o siano composte quasi esclusivamente di materia oscura. Impossibile da osservare direttamente con gli attuali strumenti perche' le particelle che la compongono non assorbono o emettono luce, la materia oscura e' teorizzata dagli effetti gravitazionali che ha sulla materia visibile, un fenomeno che suggerisce che l'universo abbia molta piu' massa di quella che si vede.

Secondo gli esperti la galassia nana appena scoperta potrebbe dimostrare che anche la Via Lattea ha satelliti di questo tipo e per tale ragione difficili da individuare. Secondo Vegetti la difficolta' nel rilevare queste galassie satelliti dovrebbe esser dovuta o al fatto che molte di esse "sono fatte di materia oscura, che le rende elusive da rilevare", oppure potrebbe "esserci un problema con gli attuali modelli di formazione delle galassie".



FONTE ANSA
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dieta abituale del buco nero al centro della nostra galassia

Messaggio Da Alaudae il Sab 11 Feb - 22:25:32



Il gigantesco buco nero che si trova al centro della Via Lattea, così come i suoi simili sparsi nell’universo, è talmente vorace da divorare tutto quello che gli capita a tiro. Gas e polvere in gran quantità. E questo era noto già da tempo.

Secondo le indagini condotte grazie all’osservatorio orbitante Chandra della NASA, nella sua ‘dieta’ abituale pare ci sia anche una buona dose di asteroidi. Questa ipotesi potrebbe spiegare le frequenti impennate registrate proprio da Chandra nel flusso di raggi X provenienti da Sagittarius A*, la sorgente di radiazione di alta energia nel cuore della nostra Galassia dove si anniderebbe un buco nero supermassiccio.

Questi ‘flare’ – come vengono chiamati dagli addetti ai lavori - sono molto frequenti: avvengono infatti all’incirca una volta al giorno, con aumenti del flusso di raggi X che per qualche ora possono raggiungere anche le 100 volte quello che è il livello normale della radiazione normalmente emessa dalla sorgente. Fenomeni analoghi sono stati osservati nell’infrarosso anche dal Very Large Telescope dell’ESO in Cile.

“Ci sono stati finora molti dubbi sulla presenza di asteroidi in un ambiente così ostile quale è quello che circonda un buco nero supermassiccio”, ha detto Kastytis Zubovas dell’Università di Leicester nel Regno Unito, primo autore del lavoro in corso di pubblicazione su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. “La cosa eccitante è che il nostro studio suggerisce la presenza di un gran numero di questi corpi celesti per riuscire a produrre questi flare”.

Così tanti che per il team di ricercatori intorno a Sagittarius A *c’è addirittura una vera e propria nuvola, composta di migliaia di miliardi tra asteroidi e comete, strappati via dalle loro stelle madri. E quelli che vengono a transitare a meno di 150 milioni di chilometri dal buco nero, più o meno quella che è la distanza tra la Terra e il Sole, verrebbero sbriciolati dalle forze di marea esercitate dal suo intenso campo di attrazione gravitazionale . Questi frammenti verrebbero poi vaporizzati dall’attrito con il tenue flusso di gas ad altissima temperatura che fluisce costantemente verso il buco nero, proprio come accade a una meteora nella sua cosra attraverso l’atmosfera terrestre. In questa fase viene prodotto un flare e quello che rimane dell’asteroide viene poi inghiottito dal buco nero.

Nel loro lavoro gli scienziati hanno anche stimato la dimensione minima dei ‘bocconi’ di materiale in grado di produrre gli effetti registrati da Chandra: circa 10 chilometri di raggio. Certo Sagittarius A* divora continuamente anche pezzi più piccoli, ma gli effetti sarebbero troppo deboli per poter essere osservati. ”Abbiamo stimato che poche migliaia di miliardi di asteroidi sono stati finora ingurgitati dal buco nero nei 10 miliardi di anni di vita della galassia” sottolinea Sera Markoff dell’Università di Amsterdam, coautore dell’articolo. “Solo una piccola frazione del totale sarebbe stato quindi consumato, e riteniamo che difficilmente questo serbatoio si sia esaurito”.

Tutto questo riguarda gli asteroidi. Ma la stesa fine potrebbe toccare anche a corpi di dimensioni maggiori, come ad esempio pianeti di tipo roccioso. Certo, questi eventi sarebbero molto meno frequenti, perché in proporzione agli asteroidi il numero di pianeti è molto più basso. Uno potrebbe però essere stato responsabile di un violentissimo flare nei raggi X che circa un secolo fa ha fatto schizzare in alto la luminosità di Sagittarius A * di circa un milione di volte. Come è stato possibile risalire a questo evento se è accaduto molti decenni prima dell’entrata in funzione dei telescopi nei raggi X? Chandra e altri osservatori orbitanti hanno visto la traccia di un “eco di luce” nei raggi X che si riflette nelle nubi di gas e polveri nelle vicinanze del buco nero e che ha permesso di ottenere la misura della luminosità e la tempistica del flare.

A cura di Marco Galliani

Foto in Alto
La regione Sagittarius A* al centro della nostra Galassia osservata nei raggi X dall'Osservatorio orbitante Chandra della NASA. Sulla destra, ricostruzione artistica della distruzione e della vaporizzazione di un asteroide, durante la quale viene prodotto un flare nei raggi X. (Crediti per l'immagine nei raggi X: NASA/CXC/MIT/F. Baganoff et al.Per le illustrazioni: NASA/CXC/M.Weiss)

Fonte:
http://www.media.inaf.it/2012/02/09/e-per-pasto-asteroidi-e-pianeti/
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UFO espulsi dai buchi neri supermassicci nel centro di galassie con nucleo attivo

Messaggio Da Alaudae il Mar 28 Feb - 10:34:27


Credit: ESA/AOES Medialab.

Un gruppo di ricerca guidato dagli italiani Francesco Tombesi della NASA e Massimo Cappi dell’istituto nazionale di Astrofisica ha scoperto un fenomeno astrofisico che, grazie alle osservazioni del telescopio spaziale X dell’ESA XMM-Newton, sono riusciti di recente a identificare: gli Ultra Fast Outflows, flussi di materia ultra-veloci, espulsi a centinaia di milioni di chilometri all’ora dal cuore delle galassie con nucleo attivo. Per UFO infatti non si intendono gli oggetti volanti non identificati come qualcuno ha potuto ipotizzare, ma è appunto l’acronimo di Ultra Fast Outflows, ossia fiotti di materia espulsi a velocità spaventosa dal centro di galassie che ospitano buchi neri giganteschi, emessi da circa 15 buchi neri al centro di altrattante galassie. Questi flussi aiutano a rimescolare la materia delle galassie e a controllare la nascita delle stelle. La scoperta è descritta in tre articoli, due già pubblicati sulle riviste Astronomy and Astrophysics e su The Astrophysical Journal, e il terzo in uscita sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Questi flussi di materia vengono emessi alla velocità di centinaia di milioni di chilometri orari da buchi neri supermassicci che risiedono al centro di galassie chiamate dal nucleo attivo. Una galassia con nucleo attivo è una galassia nel cui cuore risiede un buco nero supermassiccio in piena attività, avvolto in un disco di accrescimento di cui si nutre. In anni recenti, gli astronomi hanno notato che più il numero e la velocità delle stelle presenti nel rigonfiamento centrale di queste galassie è elevato, più i buchi neri in esse ospitati sono massicci. Come se esistesse qualche processo di feedback che li collega, un meccanismo di rimescolamento della materia che abbia origine nel disco di accrescimento che alimenta il buco nero per poi propagarsi all’intera galassia.


Immagine ottica e radio della galassia Centaurus A e del getto proveniente dall'AGN centrale

Analizzando 42 galassie dal nucleo attivo i ricercatori hanno scoperto gli Ufo in circa il 40% di esse. Misurando le proprietà di questi getti, i ricercatori sono anche riusciti a stabilire che gli Ufo potrebbero essere i responsabili della correlazione fra la massa dei buchi neri e quella delle galassie che li ospitano. E’ stato notato, infatti, che più il numero e la velocità delle stelle presenti nel rigonfiamento centrale di queste galassie è elevato, più i buchi neri in esse ospitati sono massicci e hanno un ruolo nell’evoluzione delle galassie che li ospitano. “Questi fiotti di materia – ha spiegato Cappi dell’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica dell’Inaf a Bologna – è come se rimescolassero la materia delle galassie dissipando i gas che non si concentra più per formare le stelle”. La quantità di materiale espulsa con gli Ufo, ha spiegato Tombesi ”è comparabile a quella effettivamente accresciuta dal buco nero, e questi Ufo sono abbastanza potenti da poter avere effetti su grandi scale all’interno della galassia ospite e di influenzarne anche l’evoluzione’‘. Mistero risolto solo in parte dunque, in quanto la fisica di queste fontane di particelle è infatti ancora parzialmente sconosciuta.
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Intervista a Nikodem Poplawski (PhD)

Messaggio Da Alaudae il Sab 31 Mar - 16:20:16



video transcription:

I Buchi neri possono essere le porte di accesso a milioni di altri universi, questa non è fantascienza.
E' una ipotesi di un fisico polacco che lavora negli USA e che sta attirando sempre più sostenitori in tutto il mondo.
Per rispondere alla domanda "da dove veniamo?", ecco l' intervista di Wojciech Brzezinski con l' autore di questa teoria.
Abbiamo qui nello studio della tv Polsat News un ospite, il Dr. Nikodem Poplawski, un fisico che lavora nell'Università dell' Indiana,
il cui lavoro è apparso sulla lista delle 10 scoperte più importanti dell'anno di National Geographic.
- Benvenuto! - Buonasera!
Quello che so dai risultati del suo lavoro è che noi tutti abitiamo in un buco nero, giusto?
Si, questo è il modello che ho proposto, che il nostro universo si trovi all' interno del buco nero che è nato da una stella molto massiccia
che a sua volta è nato da ancora un' altra stella di un Universo più grande.
E per logica, ogni buco nero che si trova nel nostro Universo, e di questi ce ne sono milioni nei centri galattici, forma un suo Universo.
- Vuol dire che esistono milioni di universi la cui entrata si trova nel nostro Universo?
Si! Abbiamo qui dei cosiddetti ponti che collegano con altri universi che esistono nei buchi neri
e questi universi esistono dal momento in cui si è formato il buco nero formatosi a sua volta dal collasso della stella.
- Aspetti un secondo...dobbiamo andare in dietro per capire come si formano buchi neri?
I buchi neri si formano dal collasso di stelle massicce, quando smettono di vivere.
Se la stella ha la massa del Sole allora può formare una nana bianca
Nella nostra zona non può formarsi un buco nero?
Nella nostra zona no, il buco nero poteva nascere solo dal collasso di una stella con potenziale maggiore
e questo accade all' interno di tutta la nostra galassia.
Inoltre, ogni galassia ha un buco nero al suo interno.
- In che modo funziona la nascita degli universi, come accade questo?
Ok, abbiamo un buco nero, la stella collassa, la materia si compatta in modo incredibilmente denso, incredibilmente pesante.
su una superficie piccolissima, giusto? Come avviene questo?
La materia in un buco nero collassa ad un punto di densità infinitamente grande,
questo punto viene chiamato singolarità e così tutte leggi della fisica si scompongono.
Noi non sappiamo cosa accade dopo.
La teoria della relatività di Einstein e Cartan si collega con lo spin (rotazione) che proviene dalla meccanica quantistica.
La teoria della relatività implica l'esistenza di qualcosa di simile a ciò che viene chiamato torsione dello spazio-tempo.
E questo può causare, di fronte ad una densità molto elevata, la repulsione della gravità stessa
e fa da contrappeso al collasso gravitazionale della stella. Nelle densità molto grandi dove si formano i buchi neri
e nelle densità che c'erano all' inizio del nostro Universo la forza repulsiva può essere in grado di bilanciare la gravità.
La materia non collassa ad una densità infinitamente grande, ma collassa ad una densità molto grande e finita.
E ora ci si domanda, cosa viene dopo?
Immaginiamo di avere una spirale molto stretta e la rilasciamo, questa piano piano comincia ad espandersi.
Così accade anche dentro un wormhole, la materia compressa ad una densità molto alta comincia ad espandersi e così dentro si forma un nuovo universo.
Si può osservare che il moto di questa materia all' interno del buco nero dopo il rimbalzo è equivalente all' espansione di questo nuovo universo.
- Dunque se i suoi calcoli sono giusti questo vorrà dire che l' Universo non ha nè inizio nè fine
e che abbiamo una serie di nuovi universi che si formano uno dentro l' altro, è così?
- Si è così, questi due quesiti sull' origine dell' Universo hanno una sola risposta, che all' interno del buco nero si forma sempre un nuovo universo.
Ogni buco nero ha un suo universo all' interno.
Allora supponiamo che il nostro Universo ha avuto origine da qualche altro universo già esistente, possiamo in qualche modo provare questo?
- Si, questa è una bella domanda.
Dunque, noi non possiamo uscire fuori dal nostro universo perchè il buco nero è circoscritto dall' orizzonte degli eventi
che funge da un membrana a senso unico nel senso che si può attraversare da una parte, ma non dall' altra.
Così il buco nero assorbe tutto ma niente può uscire fuori.
però possiamo intuire che noi siamo dentro un buco nero,
ad esempio sappiamo che la maggior parte delle stelle ruotano intorno al proprio asse, i buchi neri ruotano pure.
Quando l' universo ruota dentro il suo buco nero questo prende la sua direzione.
Ci sono particelle elementari molto piccole e leggere che non interagiscono quasi con niente, neutrini.
Si sa che i neutrini oscillano, cioè che passano da uno stato all' altro e se si suppone che l' universo ha una direzione definita,
questo può spiegare la teoria di oscillazione in modo coerente.
Ho fatto un calcolo preliminare, volevo sapere con quale velocità ruota il buco nero, dove si trova il nostro universo,
e realizza tale forza in quella direzione, come cercano di capire gli scienziati negli esperimenti.
Sembrerebbe che i risultati siano sullo stesso livello.
- Come si inizia a lavorare su una tale ipotesi?
Io sono un teorico, seguo tutti lavori scientifici, leggo libri sulla fisica e mi faccio tante domande.
Ad esempio la domanda che mi sono posto, è una domanda molto vecchia, come è nato il nostro universo?
Cosa succede dentro i buchi neri? Qual'è l' origine delle particelle elementari?
Cosa è la l' energia oscura, cosa è la materia oscura, le basi delle leggi fondamentali.
Ci sono domande alle quali non ci sono risposte, ma io le cerco comunque.
- Quant'è importante l' eleganza nella fisica?
Sono d'accordo con uno dei miei scienziati preferiti, Paul Dirac. Ha detto che la legge fisica deve essere matematicamente bella
perchè la maggior parte degli scienziati per sostenere le loro tesi suggeriscono che ci sono delle particelle sconosciute, campi sconosciuti,
mancanza di simmetria, ecco io vorrei presentare invece le cose in modo chiaro senza ulteriori calcoli incerti.
- Un' ultima domanda, molto semplice. In sostanza cosa è l'Universo?
Se la mia teoria è giusta l' Universo sarebbe l' interno del buco nero in espansione e chi osserva dall' esterno non sa nemmeno che noi siamo dentro.
Perchè loro vedono sempre solo un piccolo buco nero, perchè quello che accade dopo per loro, accade dopo tanto tanto tempo e loro non lo vedono.
Grazie infinite.
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