Pianeta Marte
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Un utente di Google Mars svela: “Su Marte c’è vita”
Internet svela l’esistenza di vita su Marte. L’ultimo caso viene segnalato da un utente di Google Mars, l’applicazione che in modo simile a Google Earth permette di vedere la superficie del pianeta rosso. Questa persona mostra un elemento che a suo modo di vedere potrebbe assomigliare ad un essere vivente.
Il perimetro rettilineo dell’ipotetico manufatto fa pensare più ad un edificio che ad un essere che ha il “dono” della vita, ma la”scoperta” in Rete ha già totalizzato un milione di visitatori.
L’autore del filmato, assalito probabilmente dal dubbio, invita a verificare e dà le coordinate: 71 49’19.73″N 29 33’06.53″W”.
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Il perimetro rettilineo dell’ipotetico manufatto fa pensare più ad un edificio che ad un essere che ha il “dono” della vita, ma la”scoperta” in Rete ha già totalizzato un milione di visitatori.
L’autore del filmato, assalito probabilmente dal dubbio, invita a verificare e dà le coordinate: 71 49’19.73″N 29 33’06.53″W”.
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Re: Pianeta Marte
praticamente sarebbe già passato..
tra l' 8-9 giugno...
se è cosi tante chiacchiere e nulla di che
edit: volevo rispondere sul post della terra rallenta
la stanchezza si fa sentire
tra l' 8-9 giugno...
se è cosi tante chiacchiere e nulla di che
edit: volevo rispondere sul post della terra rallenta
la stanchezza si fa sentire
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Scoperte nuove misteriose strutture su Marte
Grazie alle foto satellitari, un’altra anomalia su Marte è stata scoperta tramite Google Mars.
Diverse strutture simmetriche di forma rettangolare di 100 metri di lunghezza, sono state riprese.
La clamorosa scoperta è stata effettuata da un lettore del sito americano, il quale ha riferito che le strutture
oltre ad essere simmetriche e ad avere una lunghezza di oltre 100 metri, sono anche situate tutte sulla stessa linea
longitudinale.
Le coordinate sono le seguenti (40° 6’28.53 “N 100° 35’7.47″E).
Ecco di seguito il video:
Fonte: http://www.latest-ufo-sightings.net/2011/06/new-discovery-of-mysterious-structures.html
Link
Diverse strutture simmetriche di forma rettangolare di 100 metri di lunghezza, sono state riprese.
La clamorosa scoperta è stata effettuata da un lettore del sito americano, il quale ha riferito che le strutture
oltre ad essere simmetriche e ad avere una lunghezza di oltre 100 metri, sono anche situate tutte sulla stessa linea
longitudinale.
Le coordinate sono le seguenti (40° 6’28.53 “N 100° 35’7.47″E).
Ecco di seguito il video:
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"Acqua salata scorre su Marte" L'annuncio arriva dalla Nasa

La ricerca è stata pubblicata su Science dal gruppo di ricercatori. A testimoniare la presenza di acqua allo stato liquido tracce scure e lunghe che compaiono sul pianeta rosso solo durante le estati marziane
WASHINGTON - Su Marte ci sarebbe acqua salata in forma liquida, che scorre stagionalmente e in piccole quantità lungo la superficie del pianeta. Lo testimonierebbero alcune tracce scure e lunghe anche centinaia di metri che compaiono sul pianeta rosso solo durante le estati marziane. L'ipotesi è stata presentata dalla Nasa durante una conferenza stampa ed è stata pubblicata su Science dal gruppo di ricercatori coordinato da Alfred McEwen dell'università dell'Arizona.
L'idea che su Marte possa scorrere dell'acqua è nata osservando le immagini catturate dal telescopio HiRISE, che viaggia a bordo della sonda della Nasa 'Mars Reconnaissance Orbiter' (MRO). Nelle foto è infatti possibile osservare delle particolari tracce scure, delle scanalature larghe fino a 5 metri e lunghe anche centinaia di metri, che sono visibili dalla tarda primavera fino agli inizi dell'autunno marziano lungo alcuni versanti che guardano l'equatore e sono quindi più esposti al Sole. Anche se non si hanno ancora prove sufficienti a dimostrarlo, i ricercatori dell'Arizona ipotizzano che queste possano essere le tracce lasciate dallo scorrere di acqua salata. "La spiegazione più convincente che abbiamo per queste osservazioni è che si tratti di un flusso di acqua salata, anche se ancora manca una conferma ufficiale", ha dichiarato a Science Alfred McEwen del Lunar and Planetary Laboratory della University of Arizona In precedenza era stata confermata la presenza di acqua allo stato solido sotto forma di ghiaccio ai poli o l'antica presenza (centinaia di milioni di anni fa) allo stato liquido. Stavolta si tratterebbe della prima volta di acqua seppur salata allo stato liquido.
"Questa ipotesi è la più probabile da un punto di vista chimico e fisico - commenta Giovanni Bignami, astrofisico dell'Istituto universitario di studi superiori di Pavia - perché la presenza di sali abbassa la temperatura di congelamento dell'acqua e innalza quella di ebollizione. Durante l'estate marziana le temperature si avvicinano allo zero: in queste condizioni l'acqua salata può rimanere liquida il tempo necessario per formare queste scanalature, e riesce a non evaporare subito nonostante l'atmosfera sia molto rarefatta".
Resta ancora molto da capire riguardo l'origine di queste piccole 'colate' di acqua salata. "Potrebbero provenire dal sottosuolo marziano, dove l'acqua salata può conservarsi grazie alle basse temperature", aggiunge Bignami. "Bisogna indagare meglio questo fenomeno, soprattutto la sua stagionalità - precisa l'astrofisico - ma in ogni caso potrebbe rappresentare un'ulteriore conferma della presenza nel sottosuolo di significative quantità di acqua sopravvissute all'evaporazione degli oceani che due miliardi di anni fa ricoprivano Marte".
Questa scoperta è "l'ulteriore conferma che Marte è un pianeta geologicamente vivo, con una superficie che si modifica anche rapidamente nel tempo", spiega Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell'Agenzia spaziale italiana (Asi). "Le brine ghiacciate erano già state osservate dalle sonde Viking - aggiunge - e la presenza di sali nel ghiaccio è stata confermata più di recente da Phoenix. Gli ingredienti quindi ci sono". Per quanto riguarda l'origine di queste tracce "potrebbero essere dovute a piccoli depositi ghiacciati sotto la superficie che si sciolgono quando arrivano vicino alla parte esposta del pendio. In ogni caso - conclude - è difficile immaginarsi un meccanismo che non implichi la presenza, anche se temporanea, di acqua liquida".
(04 agosto 2011)
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Test in Atlantico per missione asteroide Spedizione della Nasa comincera' il 17 ottobre
(ANSA) - ROMA, 21 SET - Il 17 ottobre la Nasa dara' il via alla nuova spedizione sottomarina Neemo 15, che portera' un gruppo di astronauti nelle profondita' dell'oceano Atlantico per 13 giorni per simulare una futura spedizione su un asteroide.
Quest'ultima missione del programma Neemo (Nasa Extreme Environment Mission Operations) mettera' a punto tre aspetti cruciali per una eventuale futura esplorazione di un asteroide: ancoraggio, spostamento sulla superficie e disposizione degli strumenti per la raccolta dati.

Quest'ultima missione del programma Neemo (Nasa Extreme Environment Mission Operations) mettera' a punto tre aspetti cruciali per una eventuale futura esplorazione di un asteroide: ancoraggio, spostamento sulla superficie e disposizione degli strumenti per la raccolta dati.

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nuova "faccia" scoperta su marte !

Matteo Ianneo
" An Italian explorer interested in astronomy and exploring of Mars has yet again discovered a great structure on Mars which is very similar to the Cydonia region of Mars where there are a couple of pyramids and what looks like an Egyptian sphinx. Mr. Matteo Ianneo’s discovery however looks like the head of an Asian, more specifically a Japanese warrior, a Samurai.
Although shocking, this is not his first discovery, he has many previous discoveries. The Samurai head on Mars could be a natural formation of rocks or it could be an artificial construction like a statue. Taking into consideration the Cydonia region and Matteo Ianneo’s previous discoveries it is quite possible that these were artificially built structures by either a former civilization which ruled the surface of Mars years ago and now went extinct, or maybe a species of aliens which live underground because Mars has no atmosphere.
In any case, this discovery is certainly interesting and it is worth having a look at. You can see the Samurai Head on Google Earth at the following coordinates:
6°17’47.27″S 120°06’32.49″W "





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Bizzarrie marziane: pozzi di ghiaccio secco nel Polo Sud del pianeta

pozzi di ghiaccio secco su Marte
ROMA – Pozzi di ghiaccio secco sono stati osservati nel Polo Sud di Marte. La Mro, Mars Reconaissance Orbiter, della Nasa ha fotografato delle formazioni glaciali custodite in una parete di materiale color oro. E proprio oro potrebbe essere lo sconosciuto elemento che contiene il diossido di carbonio allo stato solido, elemento principale di cui l’atmosfera marziana è costituita, come sostengono gli scienziati che stanno analizzando le immagini. I pozzi sono decisamente grandi: quello nel centro della foto ha infatti un diametro di 61 metri.
Il ghiaccio secco è composto di anidride carbonica ed è caratterizzato dalla proprietà di passare dallo stato solido allo stato gassoso, un processo detto sublimazione, al contrario del ghiaccio a base di acqua, che passa per lo stato intermedio liquido. I bizzarri ghiacci dei poli marziani iniziano il processo di sublimazione durante l’estate di Marte, quando le temperature divengono abbastanza calde per innescare il passaggio di stato. Ma l’estate marziana è breve e le temperature tornano basse rapidamente, riportando dunque il diossido di carbonio allo stato di ghiaccio.
27 settembre 2011 | 19:31
http://io9.com/5843745/the-beautiful-and-bizarre-dry-ice-pits-of-mars
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Galactic Ghoul

Nell'agosto del 2008, il celebre sito di astronomia Universe Today pubblicò un articolo molto interessante sui 10 misteri ancora irrisolti del Sistema Solare. Quando pensiamo ai più grandi misteri della storia dell'uomo, spesso siamo soliti scomodare universi alternativi, passaggi dimensionali e leggi fisiche tirate al limite; ma se solo ci concentrassimo per un istante sul nostro "vicinato cosmico", ci accorgeremmo che è pieno di enigmi ben lontani dall'essere risolti.
Consiglio caldamente la lettura dell'articolo di Universe Today. Si va dall'evento di Tunguska ai misteri di Marte e di Urano, sfiorando anche quella che è stata definita come la "Maledizione di Marte", l'elevatissimo tasso di fallimento delle missioni dirette verso il Pianeta Rosso.
Ed è proprio di questo che voglio parlare oggi. Esiste davvero una sorta di maledizione sulle sonde marziane? Chi mi conosce sa bene che tendo a non dare il minimo credito a questo genere di voci, specialmente se si parla di scienza. Ma dando un'occhiata veloce ai dati che vengono presentati in alcuni siti o show televisivi, viene effettivamente da chiedersi perchè due terzi delle missioni dirette verso Marte siano terminate in un fallimento.
Prestandosi al gioco, la NASA chiama "Galactic Ghoul" l'entità inesistente dietro agli incidenti e ai malfunzionamenti delle sonde marziane.
Come fonte dei dati, utilizziamo direttamente una pagina del sito della NASA, Chronology of Mars Exploration, che elenca tutte le missioni marziane dagli anni '60 a oggi, sia sovietiche che americane.
Fino ad ora, 26 delle 43 missioni dirette verso Marte realizzate fino ad ora (da qualunque Paese o Agenzia possedesse i mezzi necessari per farlo) hanno fatto registrare un fallimento per uno o più malfunzionamenti o errori di calcolo. Teniamo sempre bene a mente che una missione marziana non ha nulla a che vedere con la messa in orbita di carichi più o meno pesanti: le variabili in gioco sono enormemente più complesse, e non c'è modo di eseguire interventi d'emergenza in tempo reale.
Gli Stati Uniti e la NASA hanno avuto totalizzato il 70% di successi (su 20 missioni), mentre le missioni sovietiche/russe (18 in totale) solo l'11%. Le due missioni europee, Rosetta e Mars Express, sono state un completo successo.
Dal 1960 al 1975, quasi tutte le missioni per Marte hanno fatto registrare malfunzionamenti. Fatto cercamente singolare, ma se consideriamo che molti di questi episodi si verificarono ben lontani da Marte (anzi, spesso in orbita attorno alla Terra), la storia della maledizione di Marte inizia a cedere sotto i colpi della realtà dei fatti.
La lista di fallimenti, tuttavia, rimane incredibile. Mars 2 e Mars 3, le prime sonde ad atterrare su Marte, non sono di certo note per la durata della loro attività scientifica. La prima è celebre per essere il primo oggetto di costruzione umana ad aver toccato il suolo marziano, ma anche il primo ad aver creato un cratere sul pianeta; la seconda, invece, atterrò con successo su Marte e riuscì a trasmettere un segnale verso la Terra per 20 secondi, per poi ammutolirsi probabilmente a causa di una delle peggiori tempeste di sabbia mai osservate su Marte.
Ma questi sono casi considerati solo relativamente sfortunati. Nel 1993 il Mars Observer, in viaggio da 337 giorni nello spazio con destinazione Marte, smise improvvisamente di funzionare a soli 3 giorni di distanza dal Pianeta rosso. Il problema fu causato probabilmente da una perdita da uno dei serbatoi, perdita che avrebbe forzato il cervello della sonda ad entrare in "safe-mode", e interrompere le comunicazioni.
Uno degli episodi più celebri, se non il più noto della storia dell'esplorazione marziana, è recente: nel 1999, il Mars Climate Orbiter si inserì in orbita marziana circa 100 km più in basso dei previsti 150. A soli 50 km dal suolo marziano, la sonda è entrata nell'atmosfera del pianeta ed è bruciata.
La causa dell'incidente? Errore umano: la Lockheed Martin, una delle aziende coinvolte nel progetto, aveva utilizzato il sistema imperiale britannico di misurazione invece del sistema metrico utilizzato come standard dalla NASA, causando enormi errori di calcolo dell'orbita.
Andando più a fondo, si nota che il fattore umano gioca un ruolo vitale nel fenomeno della maledizione di Marte. Nel 1988, la sonda Phobos 1 andò perduta per via di una subroutine software non utilizzata dal satellite, e lasciata nella programmazione per problemi di costi e di tempi di lancio. Questo frammento di codice si attivò da solo, facendo diventare la sonda una trottola spaziale incapace di orientare i propri pannelli solari e di creare energia per il suo funzionamento.
Parlare di maledizione, tuttavia, rimane inappropriato. Il fatto che tra il '60 e il '75 si sia registrato il maggior numero di fallimenti porta a pensare che l'avventura marziana, con tutte le sue sfide, era soltanto agli inizi, e che l'insuccesso è parte integrante del processo di esplorazione di mondi lontani, specialmente quando si è "giovani" e inesperti in missioni così pionieristiche.
Di certo alcuni episodi, pochissimi rispetto al totale dei fallimenti, rimangono ancora parzialmente avvolti nel mistero per quanto riguarda le dinamiche che hanno portato ai guasti. Ma ogni fallimento ha contribuito a perfezionare le sonde successive, e i dati raccolti anche durante un rientro esplosivo nell'atmosfera marziana sono stati estremamente preziosi per evitare che certi episodi potessero verificarsi nuovamente in futuro.
Spirit e Opportunity sono la dimostrazione di come le sonde perdute nello spazio, distrutte nell'atmosfera di Marte o nell'impatto con il pianeta, ci abbiamo spinto verso traguardi sempre più importanti, tanto che la durata della loro missione è già stata estesa per cinque volte oltre il limite teorico di utilizzo dei rover.
Sembra che il Ghoul Galattico non esista proprio, o che abbia perso buona parte del suo appetito. Nelle ultime due decadi il tasso di successo delle sonde marziane sembra essersi impennato, anche se i fallimenti dovuti alla complessità delle missioni rimangono costantemente dietro l'angolo.
Il Ghoul potrebbe essersi spostato sul nostro pianeta, dato che circa il 5% degli astronauti che hanno lasciato il nostro pianeta sono morti durante il volo. Sarà il caso di iniziare a parlare di Maledizione della Terra?
The “Mars Curse”: Why Have So Many Missions Failed?
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« Ghoul: Specie di Vampiro arabo e turchesco, maschio o femmina; si sposta con facilità fra cielo e terra e ama frequentare i cimiteri. [...] l'occupazione principale dei Ghoul consiste nel battere le campagne, far abortire le donne incinte, succhiare il sangue dei giovani, divorare i cadaveri, urlare nel vento, aggirarsi fra i ruderi, gettare il malocchio, provocare sventure. »
(Dictionnaire Infernal di Jaques Collin de Plancy)
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Marte temperato e umido
Che clima aveva Marte miliardi di anni fa? Temperato e umido, sostengono i ricercatori del California Institute of Technology che, per la prima volta nella storia dello studio del Pianeta Rosso, hanno determinato la temperatura e l'umidità che la superficie marziana faceva registrare quando, sulla Terra, il nostro antenato globale comune iniziava a fare la sua comparsa.
Le analisi del celebre meteorite ALH84001, noto al pubblico per le speculazioni sulla possibile esistenza di forme di vita fossili al suo interno, hanno portato a ritenere che i minerali che compongono il bolide si sarebbero formati ad una temperatura di circa 18°C.
"La cosa davvero entusiasmante è che 18°C non è particolarmente freddo o caldo" dice Woody Fischer, professore di geobiologia e co-autore della ricerca. "E' un risultato notevole".
In effetti, 18 gradi sopra lo zero è una temperatura che pochi si sarebbero aspettati, soprattutto se rapportata alle temperature abbondantemente sotto lo zero riscontrabili oggi su Marte. In media, il Pianeta Rosso ha una temperatura superficiale di -63°C, troppo freddo per consentire l'esistenza di acqua liquida superficiale.
Ma una temperatura 18°C permette di certo l'esistenza di acqua allo stato liquido. Fino ad ora, tuttavia, pensare a Marte come un pianeta relativamente caldo e umido era soltanto un'ipotesi supportata da nessuna prova.
"Questa è una prova che, nella storia passata di Marte, almeno una località del pianeta era in grado di mantenere un clima simile a quello terrestre da poche ore fino a qualche giorno" dice John Eiler, professore di geologia e co-autore della ricerca.
I ricercatori hanno analizzato il meteorite ALH84001, scoperto nel 1984 in Antartide. Questo pezzo di roccia si sarebbe formato a qualche decina di metri sotto la superficie marziana, e proiettato nello spazio dalla collisione di un meteorite ben più grosso.
Molto si è discusso in passato, e lo si fa ancora oggi, sulla possibilità di forme di vita fossili a bordo del meteorite ALH84001, ma le ipotesi dipendono interamente dalla temperatura in cui il meteorite si sarebbe formato, e dalla presenza di dischi di minerali carbonatici le cui origini potrebbero essere molteplici.

I globi di minerali carbonatici trovati nel meteorite ALH84001
"E' terribilmente difficile capire il processo che ha generato i minerali carbonatici" spiega Eiler. Di ipotesi sulla loro formazione ne sono state formulate molte: da magma raffreddato e cristallizzato, fino a reazioni chimiche avvenute in presenza di processo idrotermali che potrebbero aver visto anche la partecipazione di ipotetiche forme di vita microscopiche.
Scoprire a quale temperatura si siano formati i carbonati del meteorite ALH84001 può contribuire ad escludere alcuni degli scenari formulati finora, e a sostenerne altri. Per ottenere la temperatura di formazione dei minerali carbonatici del meteorite, i ricercatori hanno misurato le quantità di ossigeno-18 e carbonio-13, due isotopi contenuti nei campioni di carbonati la cui presenza più o meno massiccia può essere messa in relazione alla temperatura e al grado di umidità di Marte.
"Molte delle ipotesi finora formulate sono state scartate. Non si può far crescere in altro modo i minerali carbonatici a 18°C se non in presenza di acqua".
Ma questo clima marziano umido e temperato potrebbe aver ospitato forme di vita più o meno complesse? Per ora gli scienziati escludono questo scenario, sostenendo che i pochi giorni necessari a far evaporare l'acqua liquida marziana non avrebbero creato condizioni sufficientemente stabili per permettere alla vita di emergere.
Rimane il fatto che, miliardi di anni fa, alcune regioni marziane sono state molto più simili alla Terra di quanto potessimo immaginare soltanto una settimana fa. Possiamo essere certi, tuttavia, che non possiamo chiudere così facilmente la questione dell'antico clima marziano, dato che le conclusioni tratte nella ricerca di Fischer ed Eiler si basano su un solo pezzo di roccia che ha suscitato numerosissime discussioni e controversie in ambito scientifico.

http://www.physorg.com/news/2011-10-mild-temperature-mars.html
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Le analisi del celebre meteorite ALH84001, noto al pubblico per le speculazioni sulla possibile esistenza di forme di vita fossili al suo interno, hanno portato a ritenere che i minerali che compongono il bolide si sarebbero formati ad una temperatura di circa 18°C.
"La cosa davvero entusiasmante è che 18°C non è particolarmente freddo o caldo" dice Woody Fischer, professore di geobiologia e co-autore della ricerca. "E' un risultato notevole".
In effetti, 18 gradi sopra lo zero è una temperatura che pochi si sarebbero aspettati, soprattutto se rapportata alle temperature abbondantemente sotto lo zero riscontrabili oggi su Marte. In media, il Pianeta Rosso ha una temperatura superficiale di -63°C, troppo freddo per consentire l'esistenza di acqua liquida superficiale.
Ma una temperatura 18°C permette di certo l'esistenza di acqua allo stato liquido. Fino ad ora, tuttavia, pensare a Marte come un pianeta relativamente caldo e umido era soltanto un'ipotesi supportata da nessuna prova.
"Questa è una prova che, nella storia passata di Marte, almeno una località del pianeta era in grado di mantenere un clima simile a quello terrestre da poche ore fino a qualche giorno" dice John Eiler, professore di geologia e co-autore della ricerca.
I ricercatori hanno analizzato il meteorite ALH84001, scoperto nel 1984 in Antartide. Questo pezzo di roccia si sarebbe formato a qualche decina di metri sotto la superficie marziana, e proiettato nello spazio dalla collisione di un meteorite ben più grosso.
Molto si è discusso in passato, e lo si fa ancora oggi, sulla possibilità di forme di vita fossili a bordo del meteorite ALH84001, ma le ipotesi dipendono interamente dalla temperatura in cui il meteorite si sarebbe formato, e dalla presenza di dischi di minerali carbonatici le cui origini potrebbero essere molteplici.

I globi di minerali carbonatici trovati nel meteorite ALH84001
"E' terribilmente difficile capire il processo che ha generato i minerali carbonatici" spiega Eiler. Di ipotesi sulla loro formazione ne sono state formulate molte: da magma raffreddato e cristallizzato, fino a reazioni chimiche avvenute in presenza di processo idrotermali che potrebbero aver visto anche la partecipazione di ipotetiche forme di vita microscopiche.
Scoprire a quale temperatura si siano formati i carbonati del meteorite ALH84001 può contribuire ad escludere alcuni degli scenari formulati finora, e a sostenerne altri. Per ottenere la temperatura di formazione dei minerali carbonatici del meteorite, i ricercatori hanno misurato le quantità di ossigeno-18 e carbonio-13, due isotopi contenuti nei campioni di carbonati la cui presenza più o meno massiccia può essere messa in relazione alla temperatura e al grado di umidità di Marte.
"Molte delle ipotesi finora formulate sono state scartate. Non si può far crescere in altro modo i minerali carbonatici a 18°C se non in presenza di acqua".
Ma questo clima marziano umido e temperato potrebbe aver ospitato forme di vita più o meno complesse? Per ora gli scienziati escludono questo scenario, sostenendo che i pochi giorni necessari a far evaporare l'acqua liquida marziana non avrebbero creato condizioni sufficientemente stabili per permettere alla vita di emergere.
Rimane il fatto che, miliardi di anni fa, alcune regioni marziane sono state molto più simili alla Terra di quanto potessimo immaginare soltanto una settimana fa. Possiamo essere certi, tuttavia, che non possiamo chiudere così facilmente la questione dell'antico clima marziano, dato che le conclusioni tratte nella ricerca di Fischer ed Eiler si basano su un solo pezzo di roccia che ha suscitato numerosissime discussioni e controversie in ambito scientifico.

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Tempesta solare in arrivo su Marte Per mercoledì 26 ottobre, possibili aurore 'marziane'
(ANSA) - ROMA, 25 OTT - Una tempesta solare si sta dirigendo verso Marte: generata da una luminosa eruzione solare, dovrebbe raggiungere il Pianeta rosso mercoledi' 26 ottobre, dando vita a spettacolari aurore 'marziane'. Le immagini della corona solare riprese dalla Nasa hanno dato l'impressione che l'espulsione di massa coronale (Cme), ossia lo sciame di particelle liberato da una potente eruzione avvenuta superficie del Sole, si muovesse verso Marte. Secondo le previsioni la tempesta lo colpira' tra due giorni.


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Missione russa su Marte dopo 20 anni Stasera lancia sonda su Pianeta rosso, sogna ritorno fasti Urss
ANSA) - ROMA, 8 NOV - La Russia torna nello spazio con una propria missione interplanetaria dopo 23 anni. Obiettivo: il Pianeta Rosso. Questa sera alle 21:16 italiane dal cosmodromo kazako di Baikonur verrà lanciata Phobos-Grunt, una sonda diretta alla più grande delle lune di Marte (chiamata Phobos) per esplorarne l'atmosfera. Un sogno carezzato dall'Urss dagli anni 60: così Mosca spera di tornare ai fasti di un tempo nella ricerca spaziale, recuperando il terreno perduto sul vecchio rivale Usa, e su Cina e India.


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Spazio: Russia fallisce missione su Marte Sonda non e' riuscita a trasferirsi nell'orbita

Nuovo fallimento per l'industria spaziale russa: Phobos Grunt, la missione che avrebbe dovuto agganciare una sonda sulla luna più grande di Marte, lanciata stanotte dal cosmodromo kazako di Baikonur, non è riusciuta a orientarsi verso il sole e altre stelle e trasferirsi sull'orbita necessaria per raggiungere il Pianeta Rosso. Lo ha riferito questa mattina Vladimir Popovkin, capo dell'Agenzia Spaziale russa. Lo riferisce Interfax. "Il motore non ha funzionato, non si e' acceso la prima o la seconda volta", ha spiegato Popovkin. Ancora sconosciute le cause dell'incidente. Ora la navicella, ha aggiunto, si trova in orbita intorno alla terra, e la comunicazione con essa è stata mantenuta: gli esperti hanno ora tre giorni di tempo per caricare un nuovo programma di volo sul dispositivo prima che le batterie si scarichino. La missione interplanetaria era la prima per Mosca dal crollo dell'Urss.
FONTE, MATERIALI RADIOATTIVI SU SONDA RUSSA Ci sarebbero anche "materiali radioattivi" a bordo di Phobos -Grunt, la sonda automatica interplanetaria russa diretta su Marte che questa notte ha fallito l'orientamento stellare, ed è rimasta in orbita intorno alla terra. Lo ha rivelato a Interfax una fonte dell'industria dei razzi spaziali. Si tratta di Cobalto 57, necessario per il funzionamento dello spettrometro progettato per individuare ferro sul suolo di Phobos : "Una quantità insignificante, solo pochi grammi" precisa la fonte, notando che lo stesso sensore è installato sui veicoli statunitensi Spirit e Opportunity che sono sulla superficie di Marte. Il periodo medio per il decadimento del cobalto-57 è di circa nove mesi. Gli esperti russi stanno cercando di recuperare la sonda entro tre giorni. Secondo una fonte del cosmodromo di Baikonur, l'incidente potrebbe essere dovuto a un errore nel software o problemi tecnici nel sistema di orientamento. ANSA
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Marte: una statua egizia sul pianeta rosso?
Ancora un mistero dalla superficie del pianeta rosso, Marte. La sorpresa ci viene regalata ancora una volta dalla sonda Opportunity della Nasa. Si tratta del “Victor Crater”, uno dei tanti crateri che costellano il pianeta. Secondo precise localizzazioni, tale cratere sarebbe situato sul Meridiani Planum.
Il Victor Crater misura 750 metri di diametro ed il suo nome deriva da Victoria, ossia la prima nave che circumnavigò la Terra e di proprietà di Magellano. Gli scienziati, nell’analizzare una delle tante immagini inviate da Opportunity da quel cratere, si sono imbattuti in una sbalorditiva quanto intrigante anomalia. Parrebbe, infatti, che su una delle pareti del cratere, sia riprodotta, naturalmente o artificialmente, qualcosa di molto simile ad una statua. Ma non una statua qualunque. Una di quelle che ricordano l’Antico Egitto, nella fattispecie quelle che accolgono i visitatori all’ingresso del tempio minore di Abu Simbel.

Fattezze, forme, lineamenti e stile sono inquietantemente simili. E in molti si sono chiesti se si tratta in realtà di un bizzarro gioco di luci e ombra. Non è la prima volta che la sonda Nasa regala al mondo provocanti e misteriose coincidenze. Solo nel 2008, scienziati e appassionati erano letteralmente impazziti per un’incredibile immagine nella quale si notava uno strano oggetto a forma di parallelepipedo orizzontale, poggiato sul suolo marziano, di colore più scuro rispetto alla superficie del pianeta.
Le reazioni, all’epoca come oggi, pur non esprimendosi con certezza sulla natura dell’oggetto, ne escludevano un’origine di qualsiasi derivazione "biologica”. Versioni che facevano discutere e sulle quali, ovviamente, si crearono opposte schiere teoriche.
Per il momento, il video che accompagna le immagini è uno dei più cliccati del web. E non si può non affermare che ha dell’affascinante.
Il Victor Crater misura 750 metri di diametro ed il suo nome deriva da Victoria, ossia la prima nave che circumnavigò la Terra e di proprietà di Magellano. Gli scienziati, nell’analizzare una delle tante immagini inviate da Opportunity da quel cratere, si sono imbattuti in una sbalorditiva quanto intrigante anomalia. Parrebbe, infatti, che su una delle pareti del cratere, sia riprodotta, naturalmente o artificialmente, qualcosa di molto simile ad una statua. Ma non una statua qualunque. Una di quelle che ricordano l’Antico Egitto, nella fattispecie quelle che accolgono i visitatori all’ingresso del tempio minore di Abu Simbel.

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Una macchia scura su Marte: è la Syrtis Major

Immagine della mappa topografica di una zona nella parte orientale della Syrtis Major
Gli appassionati di astronomia che osservano Marte all’oculare dei loro telescopi, hanno una certa familiarità con un’area del pianeta rosso, che in buone condizioni di osservazione può essere facilmente identificata come una macchia scura: è la Syrtis Major. Si tratta di una grande regione vulcanica a nord dell’equatore di Marte che si estende su un’area di circa 1500 chilometri, ossia circa la metà delle dimensioni dell’Europa. The High Resolution Stereo Camera (HRSC), gestito dal Centro aerospaziale tedesco, a bordo della sonda dell’ESA Mars Express, ha ripreso un tratto di un chilometro della Syrtis Major ad una risoluzione di circa 19 metri per pixel durante l’orbita dello scorso 8 giugno 2011. Syrtis Major è stata osservata la prima volta nel 1659 dal matematico, fisico e astronomo Christiaan Huygens (1629-1695), che fu anche il primo a riconoscere gli anelli di Saturno. La colorazione marcata scura della regione ha permesso ad Huygens di determinare la rotazione di Marte nel corso delle sue osservazioni telescopiche. Si era così in grado, per la prima volta, di stimare la durata del giorno del pianeta – in modo relativamente preciso, arrivando a un valore di 24,5 ore (in realtà è di 24 ore e 37 minuti). Il nome Syrtis Major è derivato dal nome romano per il Golfo della Sirte, sulla costa della Libia. Al momento, Marte è ancora una volta vicino alla prossima opposizione alla Terra che avverrà il 2 marzo 2012. Il Sole, la Terra e Marte saranno infatti in linea retta con la Terra nel bel mezzo; Marte sorgerà ad est subito dopo il tramonto e sarà in alto nel cielo del sud a mezzanotte. Non si tratta tuttavia di un’opposizione molto favorevole per gli astronomi, perché, a causa della sua orbita molto ellittica, il pianeta rosso sarà nel suo punto più lontano dal Sole. Come risultato, la distanza tra la Terra e Marte sarà soltanto di 100,8 milioni di chilometri, mentre durante l’ultima l’opposizione del 28 agosto 2003 erano soltanto 55 i milioni di chilometri di distanza, che ha rappresentato il massimo avvicinamento al nostro pianeta degli ultimi 60.000 anni. Le immagini qui riportate sono state prodotte dal Dipartimento di Scienze Planetarie e Telerilevamento presso l’Istituto di Scienze Geologiche della Freie Universitat di Berlino, sulla base dei dati di immagine HRSC sistematicamente pre-elaborati da DLR. Essi mostrano una sezione di Syrtis Major a 16 gradi nord e 73 gradi est. Sulla mappa sono visibili le colate di lava vulcanica che hanno inondato il materiale più vecchio che occupa l’altopiano e possono essere facilmente distinguibili dal loro ambiente a causa della loro colorazione più chiara. I fronti di flusso dei singoli flussi di lava solidificata assomigliano a linee con alcune irregolarità; nell’immagine inoltre si rivelano sottili differenze di altezza. Alcuni crateri da impatto nella regione sono stati parzialmente o completamente riempiti di materiale vulcanico. Un cratere da impatto con un diametro di circa 18 chilometri è stato riempito quasi completamente dalla lava a bassa viscosità e il contorno circolare è appena visibile attraverso il coperchio di lava più recente. Il cratere dell’area mostrata ha un diametro di circa 20 chilometri con una piccola montagna nel suo interno. Ad Ovest di questa montagna centrale (sopra nell’immagine) è presente un piccolo campo scuro di dune. Un’altra caratteristica evidente è che i crateri da impatto più anziani si trovano negli altopiani vecchi nella metà superiore delle viste ortogonali.
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La NASA altera volutamente i colori di Marte

Molti ricercatori indipendenti sono pervenuti alla conclusione che la NASA manomette i colori delle sue foto, almeno per quanto riguarda il pianeta Marte.
Questo articolo ha lo scopo di dimostrare che vengono cambiati da un ambiente di tipo terrestre (anche se desertico), in un ambiente rosso ed inospitale.
Colori cambiati e calibrazione del colore
Qui è mostrata la prima prova che la NASA ha l'abitudine di cambiare i colori in maniera tale che il blu è visualizzato come rosso:

L'immagine qui sopra poteva essere trovata al seguente indirizzo
Ma il giorno 16 Gennaio 2004 l'hanno modificata di nuovo, tagliandola in modo tale da escludere il dispositivo di calibrazione del colore!
Ora un poco di attenzione: notate ora le differenze di colore del dispositivo di calibrazione: quello a sinistra è l'ingrandimento della immagine a 'colori', mentre quello a destra è lo stesso dispositivo, ma fotografato sulla terra.
L'angolo in basso a destra dovrebbe essere blu, ma che è succede, è rosso ! Il colore blu è stato cambiato in rosso. Anche il colore verde del dispositivo di calibrazione è diventato arancio In poche parole, visto che il verde ed il blu sono due dei tre colori fondamentali (e che sono stati cambiati in tonalità di rosso), tutte le tonalità dei colori di questa foto sono stati fatti tendere al rosso.
Gli scienziati del JPL hanno ragione
Alla conferenza stampa dove hanno presentato le prime immagini di Marte, gli scienziati del JPL hanno mostrato questa foto del panorama marziano. È mostrato un deserto dalle tonalità salmone, ma col cielo blu.
Qui sotto ci sono due fotografie della conferenza dove potete vedere voi stessi sullo sfondo il panorama marziano incriminato:


Lo stesso panorama, nel sito ufficiale della NASA viene presentato così:

È evidente come i colori sono completamente diversi....
... così come sono diversi i colori delle immagini che presento sul mio sito.
Fonte: users.libero.it/castelli.giovanni
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