Il grande freddo
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Il grande freddo
Lunedì 20 marzo 2000 una pagina web di The Independent titolava “Adesso le nevicate sono qualcosa che appartiene solo al passato”. Un magnifico esempio di come, sin da allora, i media di tutto il mondo hanno fatto a gara nel diffondere il verbo del cosiddetto “riscaldamento globale”, la nuova religione scientifica foriera di prebende e riconoscimenti nei confronti dei suoi evangelisti (un premio Oscar e un Nobel per l’ex vicepresidente Al Gore) e di lucrosi affari per i propri adepti (lo scandaloso commercio delle “quote di emissione” fra paesi che inquinano di più e paesi che inquinano meno e altre trovate del genere...).

Ironia della sorte, dieci anni dopo l’Europa settentrionale è avviluppata da una morsa di freddo che non si vedeva da tempo, con record locali di basse temperature che non si registravano da secoli. Ma lo stesso vale per gli Stati Uniti, dove la neve è caduta persino nel deserto dell’Arizona e in California.




Che dire poi delle nevicate in Australia? Si tratta di un’anomalia particolarmente significativa e preoccupante, se si considera che in quell’emisfero questo è il periodo estivo, alla quale si sono aggiunte le inusitate e devastanti alluvioni che hanno martoriato il Queensland.


Il lungo elenco delle più recenti stranezze meteorologiche non sembra aver scalfito più di tanto le certezze dei sostenitori del riscaldamento globale di origine antropogenica, che anzi le presentano come una paradossale conferma della loro teoria sempre più traballante, senza alcun senso del ridicolo. Un dato apparentemente certo è che queste anomalie sono state indotte da una radicale modificazione del “jet stream”, la corrente a getto che normalmente soffia dall’Atlantico sopra l’Europa settentrionale e che ora si è spostata di svariate centinaia di chilometri più a sud.

La logica domanda a questo punto è: cosa ha provocato lo spostamento del jet stream? La risposta potrebbe avere a che fare col progressivo rallentamento della Corrente del Golfo e conseguentemente del “nastro trasportatore” di quella nordatlantica, osservato in decenni di studi, e recentemente sfociato in un “blocco” favorito dal disastro petrolifero nel Golfo del Messico, come illustrato alcuni mesi fa da Gianluigi Zangari, fisico del CNR.

Le conseguenze sul clima sono imprevedibili, ma puntano all’avvento di una nuova Era Glaciale (piccola o meno che sia) che attanaglierà il continente europeo nei prossimi anni. Va detto che nell’equazione vanno considerati anche i cicli solari e l’insolita attività della nostra stella. Una brillante disamina su questi meccanismi è reperibile qui. Se questa tendenza climatica si dimostrerà attendibile, come sembra, immaginate quali conseguenze potrà avere per le coltivazioni e le derrate alimentari, se ad esempio le nevicate si protrarranno ben oltre la norma... gli elementi per una potenziale crisi alimentare mondiale ci sono tutti.

Un aspetto da non trascurare è proprio l’attuale situazione nel Golfo del Messico, di cui nessuno parla più: a parte le numerose, gravi patologie manifestate da molti dei residenti, in particolare fra coloro che hanno partecipato alle operazioni di ripulitura, sembra che la fuoriuscita di petrolio sia tutt’altro che cessata (qualcuno stima che almeno il 79% di tutto quello disperso durante l’emergenza si trovi ancora lì, adagiato sul fondo del mare) e che la BP stia pompando enormi quantità di Corexit (il solvente estremamente tossico utilizzato sin dall’inizio per dissolvere e “precipitare” il petrolio in profondità) direttamente in corrispondenza delle falle, coadiuvata dalle forze armate USA che lo spruzzano con dei C-130 sulla superficie del mare di notte, per non essere notati dalla popolazione. La monumentale quantità di agenti chimici tossici dispersi imporrà un pesantissimo, forse fatale tributo all’ambiente di un’area vastissima e alle popolazioni che ci vivono. Le conseguenze per l’ecosistema, la catena alimentare e la salute di milioni di persone sono semplicemente catastrofiche e, quel che è peggio, numerosi elementi suggeriscono che non si sia trattato di fatalità o incompetenza. Appena possibile, compilerò una dettagliata sintesi degli eventi e della loro gestione da parte delle cosiddette “autorità”, allo scopo di tracciare un quadro di quello che la storia ricorderà come il più grave disastro ambientale dell’era moderna.
Negli ultimi giorni una eccezionale morìa di pesci e di uccelli ha inizialmente interessato lo stato dell’Arkansas, per poi estendersi virtualmente in tutto il mondo (1, 2).

Lungi dall’essere un semplice fenomeno “fortiano” (come le celeberrime piogge di rane viste nel film Magnolia...), si tratta di un evento che sta disorientando autorità e studiosi. Dopo le prime fantasiose spiegazioni ufficiali (come i botti di capodanno che avrebbero disorientato e stordito gli uccelli), escluso un avvelenamento (la strage ha interessato selettivamente specifiche specie di animali), ora i ricercatori si stanno sbizzarrendo con svariate ipotesi, una delle quali mi trova concorde. Alcuni elementi, infatti, suggeriscono che ad essere implicato potrebbe essere il solito sistema HAARP o sistemi elettromagnetici analoghi. Se fosse così, dobbiamo pensare a una sorta di test, o a qualcosa di ancor più sinistro e minaccioso?
Per concludere, una stranezza che ha riguardato questo fiume nel Goldstream Provincial Park, isola di Vancouver, Canada, che per circa un’ora è diventato inspiegabilmente verde brillante per poi tornare del tutto normale. Al momento, non esistono spiegazioni del fenomeno.

Se il buongiorno si vede dal mattino, questo 2011 promette di essere ricco di sorprese, quindi... buon anno!

http://www.nexusedizioni.it/apri/La-Campana-dello-zio-Tom/Ultimi-articoli/IL-GRANDE-FREDDO---di-Tom-Bosco/

Ironia della sorte, dieci anni dopo l’Europa settentrionale è avviluppata da una morsa di freddo che non si vedeva da tempo, con record locali di basse temperature che non si registravano da secoli. Ma lo stesso vale per gli Stati Uniti, dove la neve è caduta persino nel deserto dell’Arizona e in California.




Che dire poi delle nevicate in Australia? Si tratta di un’anomalia particolarmente significativa e preoccupante, se si considera che in quell’emisfero questo è il periodo estivo, alla quale si sono aggiunte le inusitate e devastanti alluvioni che hanno martoriato il Queensland.


Il lungo elenco delle più recenti stranezze meteorologiche non sembra aver scalfito più di tanto le certezze dei sostenitori del riscaldamento globale di origine antropogenica, che anzi le presentano come una paradossale conferma della loro teoria sempre più traballante, senza alcun senso del ridicolo. Un dato apparentemente certo è che queste anomalie sono state indotte da una radicale modificazione del “jet stream”, la corrente a getto che normalmente soffia dall’Atlantico sopra l’Europa settentrionale e che ora si è spostata di svariate centinaia di chilometri più a sud.

La logica domanda a questo punto è: cosa ha provocato lo spostamento del jet stream? La risposta potrebbe avere a che fare col progressivo rallentamento della Corrente del Golfo e conseguentemente del “nastro trasportatore” di quella nordatlantica, osservato in decenni di studi, e recentemente sfociato in un “blocco” favorito dal disastro petrolifero nel Golfo del Messico, come illustrato alcuni mesi fa da Gianluigi Zangari, fisico del CNR.

Le conseguenze sul clima sono imprevedibili, ma puntano all’avvento di una nuova Era Glaciale (piccola o meno che sia) che attanaglierà il continente europeo nei prossimi anni. Va detto che nell’equazione vanno considerati anche i cicli solari e l’insolita attività della nostra stella. Una brillante disamina su questi meccanismi è reperibile qui. Se questa tendenza climatica si dimostrerà attendibile, come sembra, immaginate quali conseguenze potrà avere per le coltivazioni e le derrate alimentari, se ad esempio le nevicate si protrarranno ben oltre la norma... gli elementi per una potenziale crisi alimentare mondiale ci sono tutti.

Un aspetto da non trascurare è proprio l’attuale situazione nel Golfo del Messico, di cui nessuno parla più: a parte le numerose, gravi patologie manifestate da molti dei residenti, in particolare fra coloro che hanno partecipato alle operazioni di ripulitura, sembra che la fuoriuscita di petrolio sia tutt’altro che cessata (qualcuno stima che almeno il 79% di tutto quello disperso durante l’emergenza si trovi ancora lì, adagiato sul fondo del mare) e che la BP stia pompando enormi quantità di Corexit (il solvente estremamente tossico utilizzato sin dall’inizio per dissolvere e “precipitare” il petrolio in profondità) direttamente in corrispondenza delle falle, coadiuvata dalle forze armate USA che lo spruzzano con dei C-130 sulla superficie del mare di notte, per non essere notati dalla popolazione. La monumentale quantità di agenti chimici tossici dispersi imporrà un pesantissimo, forse fatale tributo all’ambiente di un’area vastissima e alle popolazioni che ci vivono. Le conseguenze per l’ecosistema, la catena alimentare e la salute di milioni di persone sono semplicemente catastrofiche e, quel che è peggio, numerosi elementi suggeriscono che non si sia trattato di fatalità o incompetenza. Appena possibile, compilerò una dettagliata sintesi degli eventi e della loro gestione da parte delle cosiddette “autorità”, allo scopo di tracciare un quadro di quello che la storia ricorderà come il più grave disastro ambientale dell’era moderna.
Negli ultimi giorni una eccezionale morìa di pesci e di uccelli ha inizialmente interessato lo stato dell’Arkansas, per poi estendersi virtualmente in tutto il mondo (1, 2).

Lungi dall’essere un semplice fenomeno “fortiano” (come le celeberrime piogge di rane viste nel film Magnolia...), si tratta di un evento che sta disorientando autorità e studiosi. Dopo le prime fantasiose spiegazioni ufficiali (come i botti di capodanno che avrebbero disorientato e stordito gli uccelli), escluso un avvelenamento (la strage ha interessato selettivamente specifiche specie di animali), ora i ricercatori si stanno sbizzarrendo con svariate ipotesi, una delle quali mi trova concorde. Alcuni elementi, infatti, suggeriscono che ad essere implicato potrebbe essere il solito sistema HAARP o sistemi elettromagnetici analoghi. Se fosse così, dobbiamo pensare a una sorta di test, o a qualcosa di ancor più sinistro e minaccioso?
Per concludere, una stranezza che ha riguardato questo fiume nel Goldstream Provincial Park, isola di Vancouver, Canada, che per circa un’ora è diventato inspiegabilmente verde brillante per poi tornare del tutto normale. Al momento, non esistono spiegazioni del fenomeno.

Se il buongiorno si vede dal mattino, questo 2011 promette di essere ricco di sorprese, quindi... buon anno!

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Re: Il grande freddo
Il riscaldamento globale durerà almeno fino al 3000
Lo afferma il primo modello che, basandosi su uno scenario a "emissioni zero", simula i cambiamenti climatici globali su un arco di tempo di mille anni
Gli effetti dell'aumento delle concentrazioni di CO2 in atmosfera si sentiranno almeno per i prossimi mille anni. Ad affermarlo è una ricerca condotta da studiosi dell'Università di Calgary e del Canadian Centre for Climate Modelling and Analysis presso l'Università di Victoria, pubblicata in anteprima on line da Nature Geoscience. Un riscaldamento così protratto porterà al collasso dei ghiacciai dell'Antartide occidentale con un possibile aumento di quatro metri del livello globale dei mari.
Quello descritto nello studio è il primo modello che simula i cambiamenti climatici globali con previsioni su un arco di tempo di mille anni. Per elaborarle, i ricercatori si sono basati su una serie di scenari basati sul "caso migliore" possibile, ossia quello a emissioni zero di CO2.
"Siamo partiti da una serie di domande. Che cosa succederebbe se smettessimo completamente di utilizzare combustibili fossili, cessando di aumentare il CO2 in atmosfera? Quanto ci vorrebbe per invertire l'attuale tendenza al cambiamento climatico?", dice Shawn Marshall, coautore della ricerca.
Secondo le simulazioni sviluppate, sembra che l'emisfero settentrionale "se la passerebbe" meglio di quello meridionale, dato che le regioni a latitudini simili a quelle del Canada inizierebbero a sperimentare un'inversione di tendenza prima dello scoccare dei mille anni, anche se le regioni del Nord Africa avrebbero nel frattempo assistito a un'ulteriore desertificazione, con una diminuzione dell'umidità del terreno anche del 30 per cento. Le acque al largo dell'Antartide dovrebbero intanto subire un aumento di temperatura fino a 5°C, che verosimilmente innescherebbe il colasso dei ghiacciai della parte occidentale del continente.
I ricercatori ipotizzano che le differenze fra emisfero settentrionale e meridionale siano imputabili alla lentezza dei movimenti delle acque fra Nord e Sud Atlantico. "L'oceano globale e parte di quelli dell'emisfero meridionale hanno una notevole inerzia e quindi i cambiamenti sono molto più lenti"; dice Marshall. "L'inerzia nelle correnti profonde e intermedie dell'Atlantico meridionale comportano che quelle acque stiano iniziando a riscaldarsi soltanto ora in seguito alle emissioni di CO2 dell'ultimo secolo. Le simulazioni hanno mostrato che questo riscaldamento continuerà e non si fermerà né tenderà a invertirsi su una scala temporale di mille anni."
Anche le correnti atmosferiche risentirebbero della situazione, con un rafforzamento della loro intensità che nell'arco di tempo considerato non mostrerebbe segnali di inversione. "Ciò potrebbe aumentare la miscelazione delle acque oceaniche, trasferendo una maggior quantità di calore dall'atmosfera all'oceano." Proprio approfondendo le relazioni fra temperatura dell'atmosfera e delle acque oceaniche i ricercatori intendono ora raffinare le loro simulazioni per cercare di stabilire a che velocità si potranno destabilizzare i ghiacciai antartici e riversarsi nell'oceano. (gg)
http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/titolo/1346237
Lo afferma il primo modello che, basandosi su uno scenario a "emissioni zero", simula i cambiamenti climatici globali su un arco di tempo di mille anni
Gli effetti dell'aumento delle concentrazioni di CO2 in atmosfera si sentiranno almeno per i prossimi mille anni. Ad affermarlo è una ricerca condotta da studiosi dell'Università di Calgary e del Canadian Centre for Climate Modelling and Analysis presso l'Università di Victoria, pubblicata in anteprima on line da Nature Geoscience. Un riscaldamento così protratto porterà al collasso dei ghiacciai dell'Antartide occidentale con un possibile aumento di quatro metri del livello globale dei mari.
Quello descritto nello studio è il primo modello che simula i cambiamenti climatici globali con previsioni su un arco di tempo di mille anni. Per elaborarle, i ricercatori si sono basati su una serie di scenari basati sul "caso migliore" possibile, ossia quello a emissioni zero di CO2.
"Siamo partiti da una serie di domande. Che cosa succederebbe se smettessimo completamente di utilizzare combustibili fossili, cessando di aumentare il CO2 in atmosfera? Quanto ci vorrebbe per invertire l'attuale tendenza al cambiamento climatico?", dice Shawn Marshall, coautore della ricerca.
Secondo le simulazioni sviluppate, sembra che l'emisfero settentrionale "se la passerebbe" meglio di quello meridionale, dato che le regioni a latitudini simili a quelle del Canada inizierebbero a sperimentare un'inversione di tendenza prima dello scoccare dei mille anni, anche se le regioni del Nord Africa avrebbero nel frattempo assistito a un'ulteriore desertificazione, con una diminuzione dell'umidità del terreno anche del 30 per cento. Le acque al largo dell'Antartide dovrebbero intanto subire un aumento di temperatura fino a 5°C, che verosimilmente innescherebbe il colasso dei ghiacciai della parte occidentale del continente.
I ricercatori ipotizzano che le differenze fra emisfero settentrionale e meridionale siano imputabili alla lentezza dei movimenti delle acque fra Nord e Sud Atlantico. "L'oceano globale e parte di quelli dell'emisfero meridionale hanno una notevole inerzia e quindi i cambiamenti sono molto più lenti"; dice Marshall. "L'inerzia nelle correnti profonde e intermedie dell'Atlantico meridionale comportano che quelle acque stiano iniziando a riscaldarsi soltanto ora in seguito alle emissioni di CO2 dell'ultimo secolo. Le simulazioni hanno mostrato che questo riscaldamento continuerà e non si fermerà né tenderà a invertirsi su una scala temporale di mille anni."
Anche le correnti atmosferiche risentirebbero della situazione, con un rafforzamento della loro intensità che nell'arco di tempo considerato non mostrerebbe segnali di inversione. "Ciò potrebbe aumentare la miscelazione delle acque oceaniche, trasferendo una maggior quantità di calore dall'atmosfera all'oceano." Proprio approfondendo le relazioni fra temperatura dell'atmosfera e delle acque oceaniche i ricercatori intendono ora raffinare le loro simulazioni per cercare di stabilire a che velocità si potranno destabilizzare i ghiacciai antartici e riversarsi nell'oceano. (gg)
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Canada: l’acqua del fiume diventa verde fosforescente. La causa? Uno scherzo
In Canada il fiume Goldstream che scorre nella cittadina chiamata Langford, qualche giorno fa ha cambiato colore.
Il corso d’acqua è improvvisamente diventato diventando verde fosforescente: gli abitanti del posto hanno osservato e ripreso con preoccupazione lo scorrere dell’acqua che sembrava trasportare chissà quale sostanza radioattiva.
Dopo accurate analisi, si è capito però che si trattava di uno stupido scherzo. Le autorità locali sostengono infatti che nell’acqua del Goldstream sarebbe stato sciolto un colorante, la fluoresceina sodica, non tossico ma comunque in grado di provocare allergie.
Il fiume candese è comunque tornato al suo aspetto normale nel giro di poche ore.
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/canada-fiume-verde-fosforescente-scherzo-710679/
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Re: Il grande freddo
Usa: ondata di freddo polare nel Midwest
Record assoluto in una cittadina del Minnesota: -43 gradi
(ANSA) - CHICAGO (USA), 23 GEN - Un'ondata di freddo polare ha investito il Midwest degli Stati Uniti con temperature che in certi casi sono precipitate al di sotto dei 40 gradi centigradi.
Secondo i dati del National Weather Service, il servizio meteo federale, International Falls, cittadina del Minnesota al confine con il Canada, venerdi ha registrato un record assoluto di 43 gradi sotto lo zero ed ha cosi' confermato la sua fama di 'surgelatore del paese'.

Record assoluto in una cittadina del Minnesota: -43 gradi
(ANSA) - CHICAGO (USA), 23 GEN - Un'ondata di freddo polare ha investito il Midwest degli Stati Uniti con temperature che in certi casi sono precipitate al di sotto dei 40 gradi centigradi.
Secondo i dati del National Weather Service, il servizio meteo federale, International Falls, cittadina del Minnesota al confine con il Canada, venerdi ha registrato un record assoluto di 43 gradi sotto lo zero ed ha cosi' confermato la sua fama di 'surgelatore del paese'.

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Re: Il grande freddo
-43
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http://www.youtube.com/watch?v=NStyRt19flA
Re: Il grande freddo
cristian ha scritto:-43![]()
-43° è tanta roba! chissà se da quelle parti, al confine con il Canada, è normale un simile temperatura! credo di no
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Re: Il grande freddo
Usa: ondata di gelo record nel Nordest
Nell'area di Boston -25 gradi, -37 nello Stato di New York
(ANSA) - NEW YORK, 24 GEN - Un'ondata di gelo senza precedenti sta attraversando la costa nordorientale degli Stati Uniti. In Stati del New England come il Vermont sono state toccate temperature record sotto lo zero: -30 gradi a Montpelier, in Vermont, -25 nell'area di Boston, in Massachusetts, -37 in alcune aree dello Stato di New York. Almeno due persone sono morte a causa del freddo. In alcune aree del Nordest le scuole oggi sono rimaste chiuse, e le autorita' hanno invitato la popolazione a non uscire di casa.

Nell'area di Boston -25 gradi, -37 nello Stato di New York
(ANSA) - NEW YORK, 24 GEN - Un'ondata di gelo senza precedenti sta attraversando la costa nordorientale degli Stati Uniti. In Stati del New England come il Vermont sono state toccate temperature record sotto lo zero: -30 gradi a Montpelier, in Vermont, -25 nell'area di Boston, in Massachusetts, -37 in alcune aree dello Stato di New York. Almeno due persone sono morte a causa del freddo. In alcune aree del Nordest le scuole oggi sono rimaste chiuse, e le autorita' hanno invitato la popolazione a non uscire di casa.

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Re: Il grande freddo
Qui 3 giorni fà quasi 15 gradi
è stato così per più di un mese
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Re: Il grande freddo
qui in sardegna si sta bene in media,pochi giorni fa sembravamo d'estate ,invece oggi e ieri c'e' abbastanza freschetto ,tempo pazzo
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http://www.youtube.com/watch?v=2kmpxn5jhVg
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Re: Il grande freddo
cristian ha scritto:qui in sardegna si sta bene in media,pochi giorni fa sembravamo d'estate ,invece oggi e ieri c'e' abbastanza freschetto ,tempo pazzo![]()
Oggi 7°

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Re: Il grande freddo
al confine con la Liguria si va per ora da -1/+1 di notte a 5/7 di giorno. ieri neanche una nuvola oggi piove
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Re: Il grande freddo
Siena ,ieri -6 oggi 0 gradi

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Re: Il grande freddo
Marek ha scritto:Siena ,ieri -6 oggi 0 gradi![]()
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New York: fa troppo freddo e il suv diventa un ghiacciolo
NEW YORK – A New York torna il grande freddo: durante la notte, il ghiaccio ha ricoperto le auto.
In questo video che segue, un suv si è trasformato in un immenso ghiacciolo:
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Re: Il grande freddo
Nevicate record negli Usa: a New York proclamato lo stato d’emergenza, paralizzata anche Washington
NEW YORK – New York e Washington sono sommerse dalla neve, così come Boston e gran parte del Nordest degli Stati Uniti. Per la seconda volta in questa stagione sullo Stato di New York si è abbattuta una nevicata di proporzioni tali da bloccare aeroporti, scuole, autostrade. In poche ore sono caduti oltre 40 centimetri di neve, creando notevoli disagi alla circolazione. A migliaia i voli cancellati. Situazione analoga nel District of Columbia, dove Casa Bianca e Campidoglio sono a loro volta sotto una spessa coltre nevosa.
La nevicata ha condizionato anche la trasferta in Wisconsin del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Il suo rientro a Washington è stato rallentato al punto che per percorrere la ventina di chilometri che separano la base aerea di Andrews dalla capitale, Obama e la sua scorta hanno impiegato oltre un’ora. A New York il sindaco, Michael Bloomberg, ha proclamato lo stato d’emergenza.
La nevicata, cominciata nella giornata di ieri, 26 gennaio, si è protratta nel corso della notte, e ha lasciato su Manhattan una coltre così spessa da bloccare la città.
Ecco la situazione a Washington:
3 video: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/maltempo-usa-neve-newyork-washington-726659/
NEW YORK – New York e Washington sono sommerse dalla neve, così come Boston e gran parte del Nordest degli Stati Uniti. Per la seconda volta in questa stagione sullo Stato di New York si è abbattuta una nevicata di proporzioni tali da bloccare aeroporti, scuole, autostrade. In poche ore sono caduti oltre 40 centimetri di neve, creando notevoli disagi alla circolazione. A migliaia i voli cancellati. Situazione analoga nel District of Columbia, dove Casa Bianca e Campidoglio sono a loro volta sotto una spessa coltre nevosa.
La nevicata ha condizionato anche la trasferta in Wisconsin del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Il suo rientro a Washington è stato rallentato al punto che per percorrere la ventina di chilometri che separano la base aerea di Andrews dalla capitale, Obama e la sua scorta hanno impiegato oltre un’ora. A New York il sindaco, Michael Bloomberg, ha proclamato lo stato d’emergenza.
La nevicata, cominciata nella giornata di ieri, 26 gennaio, si è protratta nel corso della notte, e ha lasciato su Manhattan una coltre così spessa da bloccare la città.
Ecco la situazione a Washington:
3 video: http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/maltempo-usa-neve-newyork-washington-726659/
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